fantasia: Rodari, Munari e il metodo Reggio-children

La fantasia dei bambini è il filo conduttore che unisce il lavoro di Rodari, di Munari e le scuole di Reggio Emilia.

La fantasia fa parte di noi come la ragione, ed esplorarla è un modo per guardare dentro noi stessi.

Gianni Rodari, spiegava così, con due frasi precise, a che cosa serve la fantasia.

Imparare a usarla, proseguiva, significa imparare a usare uno strumento coraggioso e potente, che offre soluzioni originali a ogni problema. La fantasia dei bambini, inoltre, è ancora più capace di quella degli adulti di scavalcare la banalità e di creare nuovi mondi e nuove avventure.

La fantasia dei bambini, strumento straordinario

Rodari dunque propose a noi lettori la Grammatica della fantasia e poi gli Esercizi della fantasia. La sua idea, infatti, era quella di proporre una nuova materia: la Fantastica. Così come esiste una Logica, esiste anche una Fantastica, secondo l’intuizione che fu del poeta tedesco Novalis e che Rodari lesse, giovane maestro neodiplomato, restandone profondamente colpito.

La Fantastica è uno strumento cognitivo con cui costruire storie, e lo si può esercitare e utilizzare liberamente ogni giorno.

Il libro La Grammatica della fantasia, che della Fantastica contiene i fondamenti teorici, venne dedicata alla città di Reggio Emilia, dove lo scrittore incontrò i ragazzi, gli educatori e la cittadinanza nel 1972. Il libro di Rodari ispirò Loris Malaguzzi per la definizione del suo metodo educativo conosciuto in tutto il mondo come “Reggio Emilia approach”.

Il Reggio Emilia approach e i cento linguaggi dei bambini

Già da tempo nelle scuole reggiane si era aperto un atelier in cui i bambini venivano invitati a esprimersi attraverso i cento linguaggi. Cento, infatti, sono gli accessi alla realtà che nascono dall’insieme delle sue modalità espressive: quelle fisiche, emotive e logiche.

Malaguzzi ci insegna che i bambini hanno un sacco di mezzi e modi per esprimersi, con il corpo, la musica, il disegno, la danza, la voce, lo sguardo, la capacità creativa tutta: la capacità di modellare, costruire, dipingere, assemblare…e ovunque si possano costruire storie sperimentando liberamente e lasciando correre la fantasia.

È così, spiegava Malaguzzi, che i bambini costruiscono da soli, con le proprie mani e le proprie emozioni, insieme al proprio cervello, la propria intelligenza. Proprio come aveva già anticipato Maria Montessori, quando parlava di intelligenza nelle mani dei bambini.

Perché, a differenza degli adulti, nei bambini mano e mente sono una cosa sola.

E gli adulti cosa possono fare per incoraggiare la fantasia dei bambini? Gli adulti sono invitati a rendere tutto questo possibile, costruendo ambienti adatti e stimolanti, e facendosi invisibili mentre i bambini esplorano in autonomia.

La fantasia dei bambini, motore della crescita

Educare alla fantasia non significa imporre la propria conoscenza, né tanto meno pilotare l’espressione del bambino.

La fantasia infatti aiuta a sviluppare i linguaggi, i ragionamenti, il carattere. Non dobbiamo aver paura di perdere l’aderenza alla realtà, anzi, la realtà si affronta meglio con la fantasia.

I nostri sensi, a partire dalla vista, non vedono una realtà asettica e ferma, ma la interpretano, la adattano: l’immaginazione è un potente atto creativo che si sovrappone ai sensi e usa i simboli per inventare e dare spessore. Ed eccoci così arrivare al terzo personaggio chiave di questa storia: Bruno Munari.

Munari e le invenzioni della fantasia

Geniale artista e designer, lo troviamo spesso accanto a Rodari nella creazione di percorsi narrativi ed educativi.

È Munari, infatti, a illustrare molti dei racconti di Rodari, ma le sue non sono solo illustrazioni, didascalie grafiche: sono invenzioni creative a sé. Invenzioni libere, come libera, scriveva, è la fantasia, che può “pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile”.

Dalle intuizioni di Munari sono nati giochi e creazioni che si possono fare anche in casa, usando pochi semplici oggetti concreti ma moltissima, indispensabile, libertà.

Noi di Nini non potevamo esimerci dal proporre nella nostra linea un tavolo luminoso e contenitore, Tavoluccico. La doppia funzione che caratterizza tutti i nostri mobili, in Tavoluccico si concretizza nell’avere un piano luminoso e un piano con i bordi. Permette quindi di sperimentare sia con la luce, i colori e le consistenze, sia con tutti quei piccoli oggetti che sono difficili da contenere, e si spargerebbero per casa…

 

Bibliografia:

I cento linguaggi dei bambini, Loris Malaguzzi

Disegnare un albero, Bruno Munari

Grammatica della Fantasia, Gianni Rodari

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *