Le allacciature Montessori nella panca Pepetta
Ecco perchè noi di Nini abbiamo pensato di inserire le allacciature Montessori nella panca Pepetta.
Mettersi le scarpe. Togliersi le scarpe. Allacciare le scarpe…Una scena quotidiana con mio figlio: zoppichiamo alzando un piede, caschiamo, proviamo per terra, ci rialziamo per far entrare bene il piede, poi sull’altro…
Con Pepetta è facile: ci si siede, ma non solo: aiuta l’ordine e a sviluppare la motricità fine.
È una scarpiera a misura di bimbo, per scegliere le proprie scarpe, calzarle, e rimetterle a posto in autonomia. E mentre si aspetta che mamma o papà mettano le loro, si può far pratica infilando, annodando, attorcigliando…con tanti lacci colorati.
Io ricordo bene quando papà mi ha insegnato ad allacciare le scarpe, avevo circa quattro anni, è stato un momento magico, una grande conquista.
arredo montessoriano

Le storie trasparenti ci permettono di combinare vari scenari narrativi e di giocare con le sovrapposizioni di colori e forme.
Noi ci siamo occupate delle immagini, volete occuparvi voi della storia? Fatevi suggestionare dal nostro video e raccontateci la vostra storia, avete 10 giorni di tempo e 2000 battute.

Le pubblicheremo tutte sul nostro sito, così tutte e tutti potranno trarne ispirazione come storie della buona notte.

La più bella sarà stampata sul retro copertina per tutti quelli che ordineranno le nostre storie trasparenti!

Dopo averli sognati, immaginati, disegnati, prototipati e raccontati saranno anche finalmente presentati!
Tra due settimane saremo al fuori salone con unoduetrestella, un progetto che ci entusiasma e che siamo felici ci abbia voluto con sé al Design week di Milano, assieme a tanti altri brand per bambini.
Vi aspettiamo tutti alla Fabbrica del vapore il 9 aprile, speriamo sia l’occasione di vedervi di persona!

cameretta montessori

Ninnanì è un lettino basso, secondo le indicazioni montessoriane, con un’apertura comoda sul fondo e le sponde morbide per non cadere di lato. Ma c’è anche qualcosa di più, come in ogni Nini che si rispetti: il nostro letto diventa anche un luogo per raccontarsi storie e, quando si cresce, una libreria.

Ma perché un letto basso e senza sbarre?

Ricordo, la pancia iniziava a farsi vedere, e con due gemelli sarebbe davvero esplosa. Già iniziavo a pensare a dove farli dormire. Fu così che mi avventurai alla ricerca di soluzioni, e fu così che scoprii che mia madre aveva messo mio fratello su un materasso a terra perché sennò si buttava oltre le sbarre. E poi anche Maria Montessori lo diceva: con il materasso a 20 cm da terra il bambino, anche piccolissimo, ha l’autonomia di salire e scendere dal letto senza pericoli.

E fu così infine che, non senza un certo timore, decidemmo di provare.

Si perché al primo figlio c’è soprattutto il timore, di non sapere individuare i pericoli, di non essere in grado di proteggerlo.

Però fare un figlio è come buttare il cuore oltre l’ostacolo e quindi…perché no? È bella l’idea di non avere barriere, abbiamo pensato. Un bel messaggio per il domani.

Così ci siamo organizzati, abbiamo adattato la casa ai nuovi arrivati, qualche ritocco e poche altre accortezze… Una lucina notturno e la porta della cucina chiusa!

Per noi è stata una grande gioia potersi sedere accanto a loro per la storia della buona notte senza filtri, senza ostacoli da superare. Addormentarli insieme era semplice: seduti su una panchetta, una mano per uno, o un libro letto fino alla nanna.

I bambini sono liberi di entrare e uscire, certo, ma ognuno secondo la propria personalità. Due dei miei figli, quando avevano bisogno gridavano comunque fino a farsi venire a prendere, una invece no, lei ci raggiungeva gattonando o dormiva filato tutta la notte.

Una mattina che proprio non riuscivo ad alzarmi dalla stanchezza, ho visto i gemelli arrivare verso il mio letto. Vera, 10 mesi, era andata a prendere il fratello, per farlo smettere di piangere. Li ho visti così, che gattonavano verso di me. E allora ho pensato di aver fatto la scelta perfetta per noi.

reggiochildren

“La fantasia fa parte di noi come la ragione, ed esplorarla è un modo per guardare dentro noi stessi”: Gianni Rodari, spiegava così, con due frasi precise, a che cosa serve la fantasia. Imparare a usarla, proseguiva, significa imparare a usare uno strumento coraggioso e potente, che offre soluzioni originali a ogni problema. E la fantasia dei bambini è ancora più capace di quella degli adulti di scavalcare la banalità e di creare nuovi mondi e nuove avventure.

Ecco perché Rodari propose a noi lettori la Grammatica e poi gli Esercizi della fantasia. La sua idea era quella di proporre una Fantastica così come esiste una Logica, secondo l’intuizione che fu del poeta tedesco Novalis e che Rodari lesse, giovane maestro neodiplomato, restandone profondamente colpito. Una Fantastica è uno strumento cognitivo con cui costruire storie, e lo si può esercitare e utilizzare liberamente ogni giorno.

La Grammatica della fantasia, che della Fantastica contiene i fondamenti teorici, venne dedicata alla città di Reggio Emilia, dove lo scrittore incontrò i ragazzi, gli educatori e la cittadinanza nel 1972, e ispirò Loris Malaguzzi per la definizione del suo metodo educativo conosciuto in tutto il mondo come “Reggio approach”. Ma già da tempo nelle scuole reggiane, si era aperto un atelier in cui i bambini vengono invitati a esprimersi attraverso i “cento linguaggi”, cioè i cento accessi alla realtà che nascono dall’insieme delle sue modalità espressive: quelle fisiche, emotive e logiche. E dove e si costruiscono storie sperimentando liberamente e lasciando correre la fantasia. È così, spiegava Malaguzzi, che i bambini costruiscono da soli, con le proprie mani e le proprie emozioni insieme al proprio cervello, la propria intelligenza.

E gli adulti? Gli adulti sono invitati a rendere tutto questo possibile costruendo ambienti adatti e stimolanti, e facendosi invisibili mentre i bambini esplorano da soli.

Educare alla fantasia cioè non significa imporre la propria conoscenza, né tantomeno pilotare l’espressione del bambino. La fantasia aiuta a sviluppare i linguaggi, i ragionamenti, il carattere. Non abbiate paura di perdere l’aderenza alla realtà: anzi la realtà si affronta meglio con la fantasia. Tanto più che i nostri sensi, a partire dalla vista, non vendono una realtà asettica e ferma, ma la interpretano, la adattano: l’immaginazione è un potente atto creativo che si sovrappone ai sensi e usa i simboli per inventare e dare spessore. Ed ecco il terzo personaggio chiave di questa storia: Bruno Munari, geniale artista e designer, spesso accanto a Rodari nella creazione di percorsi narrativi ed educativi. È Munari, infatti, a illustrare molti dei racconti di Rodari, ma le sue non sono solo illustrazioni, didascalie grafiche: sono invenzioni creative a sé. Libere, come libera, scriveva, è la fantasia, che può “pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile”.

Dalle intuizioni di Munari sono nati giochi e creazioni che si possono fare anche in casa, usando pochi semplici oggetti concreti ma moltissima, indispensabile, libertà.

Bibliografia: I cento linguaggi dei bambini, Loris Malaguzzi – Disegnare un albero, Bruno Munari – Grammatica della Fantasia, Gianni Rodari

cameretta montessori

Come prenotare un mobile Nini? Nini è online, ma per acquistare i mobili bisognerà aspettare ancora un po’.

I prototipi dei mobili sono stati realizzati, testati, e provati, ma per avviare la produzione abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per questo abbiamo pensato a una campagna di crowdfunding, per contare sull’appoggio di una community che condivida con noi la passione per l’idea e sia interessata a sostenerla, finanziando il progetto attraverso l’acquisto di uno o più pezzi della prima produzione.

La prevendita partirà da aprile. Fino a quel momento vi presenteremo i nostri progetti e le nostre idee, per farvi innamorare di Nini come ce ne siamo innamorate noi.

Consigli e suggerimenti sono benvenuti!

“Il fatto è” è un libro per bambini, un allegro racconto cadenzato e ripetitivo, una storia semplice di animali e amicizia, che racconta di una paperetta coraggiosa che preferisce affrontare il lupo cattivo piuttosto che fare ciò che le viene imposto…per poi cambiare idea appena rimane libera di scegliere da sola!
“Il fatto è” è anche un libro per i genitori. Ci racconta quanto sia ostinata la voglia di indipendenza nei bambini, e ci ricorda qual è il modo migliore per affrontarla: non insistere e lasciarli liberi di provare!
“Il fatto è, di Gek Tessaro, edizioni Lapis.