cameretta montessori

Un ceffone, ogni tanto, fa bene”: era una confidenza ricorrente tra i genitori di un tempo (come i nostri!), quelli che ogni tanto, ai figli, uno sculaccione o uno schiaffo lo allungavano davvero. Un ceffone serviva a spaventare, a imporre la propria autorità, a ricordare chi è che comanda: a “raddrizzare” un figlio un po’ birbante. Ma c’è (e c’era) davvero bisogno di quelle botte? No. Semplicemente perché il ruolo del genitore non è quello cui si puntava a quei tempi, un ruolo che senza manifestazioni di supremazia si sgretola e perde di senso.

Oggi, dopo studi, ricerche e riflessioni, si è capito che è quasi il contrario: non si tratta di “raddrizzare” ma di lasciar crescere. E di farlo rispettando l’individualità del bambino: valorizzandolo come individuo, accompagnandolo nei suoi progressi, favorendone lo sviluppo dell’autonomia e della personalità. Ciascuno la propria.
Gli americani per questo hanno inventato un’espressione efficace: è una “parenting revolution”, una rivoluzione della genitorialità. A fare la rivoluzione, si sottolinea cioè, devono essere loro: papà e mamma.

La parenting revolution la stiamo vivendo in questi anni ma ha radici antiche. Perché la pedagogia montessoriana e quella introdotta da Loris Malaguzzi, il padre del metodo educativo che oggi chiamiamo Reggio Children, si fondano su queste idee. I bambini devono essere visti come individui completi in crescita, animati dalla curiosità e dall’interesse per il mondo, e non come contenitori da riempire di nozioni e di regole di buona educazione. I bambini imparano da soli, sono soggetti attivi della propria crescita, e non devono essere forzati. Tutta l’educazione si basa perciò sul rispetto per la loro individualità, che l’adulto è chiamato a stimolare senza forzature. Ovviamente, anche senza violenza.

Questi due approcci educativi nascono in Italia nel corso del Novecento: quello di Maria Montessori all’inizio del secolo, quello di Reggio a partire dagli anni settanta.
Hanno molti punti in comune, come l’ispirazione pacifista e l’aspirazione alla costruzione di una società sana costituita da individui che possono esprimere il massimo delle proprie potenzialità intellettuali e creative. E per entrambi l’ambiente è uno strumento educativo.
Quanto alle differenze, sono molte ma non inconciliabili. Per la Montessori l’autonomia si sviluppa attraverso l’indipendenza: la sua idea si può riassumere nello slogan “aiutami a fare da solo”. I suoi curriculum educativi sono perciò altamente individualizzati e comprendono attività molto diverse, che vanno dall’utilizzo libero dei materiali didattici come le lettere smerigliate, a esercizi di problem solving, ad attività domestiche strutturate per lo sviluppo del pensiero logico, della creatività e dell’autonomia personale. La filosofia Reggio invece si basa sulla relazione con l’altro e quindi sull’attivazione di interazioni con gli altri bambini e con gli adulti, ma anche con l’ambiente in cui si cresce. Il bambino, si dice, ha molti linguaggi (non solo le parole ma anche i disegni, il gioco, la musica) ed è quindi un vero e proprio promotore di cultura, capace di partecipare alla costruzione della collettività in cui è inserito.

In conclusione: non c’è bisogno di laurearsi in pedagogia per cominciare a fare la rivoluzione a casa propria. La rivoluzione della genitorialità la si può fare ogni giorno, imparando ad ascoltare i bambini e a interagire con loro come persone. Insomma: crescendo insieme!

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